Poesie di Davide Gorga
Poesie
E ho visto il sole
dalla collina stessa
su cui tu bambina
l'osservavi accarezzarti
nell'aria di cristallo
e il miracolo
nell'odore di pane fresco
del mattino d'incanto
ormai
non è più miraggio.
E nello spiazzo lucente
all'ombra dei castagni
dinanzi alla chiesa
consumerò la vita
nell'oro.
Canto di sera
canto di stelle
e tra le fate
come sorelle
l'albero bianco
di neve leggera
la notte nera
le brune stelle.
Come un tempo ritorno
alla riva sul muschio
come un tempo ritorno
all'infanzia alle risa
come un tempo rivedo
i capelli corvini.
Sale il mattino
pioggia di luce
fredda e leggera
e dissolve il tempo
trascina i sogni
trasforma il vento.
Apro le braccia
e il sogno si apre
alla chiara luce
alla bianca estate
in cui cade la neve
sulla nostra strada.
Realtà brunite
infangate dal tempo
dal tuo cuore spento.
E rimango a guardare
il bianco sentiero
infangato di passi
che se ne vanno
per sempre.
Io, cieco,
ho visto il fiume dell'anima
scorrerti dentro
fra vene d'incanto,
le secche,
le anse,
i rami di quercia
ed i tronchi imponenti
trascinati dalla corrente
e come sabbia
i secchi scogli
arsi
che tu non scorgi.
Fioriscono i gigli di Francia
sul marmo della tua tomba
nel sole che spiove
a ricordare speranze,
cavalcate su prati d'elfi e fate,
mattine di rugiada e tramonti blu
nell'alba del mondo
pallido alle prime luci,
profumato di resina
da camini caldi
e dolce nella primavera
degli ideali, degli incanti.
Ora sventagliano i prati
lame di luce d'un tempo
lentamente obliate nel vento
lentamente svanite nella notte
lentamente dimenticate nel cielo
senza più stelle
senza più nomi
risuonanti come canti
nel mattino.
Sul sentiero di sinistra s’inchinano i rami dei tigli, caldi profumi sudati percorrono i tremori dei muscoli rossi eretti sui prati; scorrono senza catene gli slangs.
Lungo il sentiero di destra, si allineano filari di peschi, albicocchi carichi di frutta, ortensie in fiore, sospiri ed aliti di ghiaccia – il soffio di brina dell’amicizia.
La ragazza s’incammina sul sentiero di sinistra, carica di ricchi e lacrimosi possessi, e splendide carni.
Quando sarà distesa sugli ultimi gradini, estenuata, stanca, prossima alla morte, non potrà stendere la mano e dissetarsi col succo fresco dell’albicocca.
Riflessi di sole,
canti d'altalene,
l'infanzia al fondo
del viale alberato.
Le preghiere tra il vento
e la musica del tempo
che ricade in petali
bianchi di galaverna.
La via è passata oltre
tra locande di sogno,
all'incrocio più arduo
ti attendo, per sempre.
Benvenuti, risuonanti mattino
e prati invernissimi,
le mani al fuoco che gelano,
le castagne scaldate e tostanti!
Benvenuti, roccia brinosa,
ghiaccio di gora,
visi nevischi!
- Tra i capelli stellati
e le onde ghiaiose, chiarenti
tra la neve leggera e fragrante!

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Davide Gorga
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